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Viaggiare per cambiare

Per Serge Dive, fondatore di Pure, il turismo è uno strumento straordinario per salvaguardare il mondo e trasformare (in meglio) le persone

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di Sara Magro

Per chi si occupa di turismo, Serge Dive è una figura di riferimento importante. Nel 2001 è stato lui l’ideatore di ILTM, l’International Luxury Travel Market, ovvero la più importante fiera del turismo di lusso che si svolge a Cannes. Nel 2008, con nuove idee e nuovi interessi per la testa, ha venduto il marchio ILTM e creato Pure Life Experiences, una conferenza per operatori indipendenti e coscienziosi che si occupano di turismo ecologico, sostenibile, culturale. Pure ha sede a Marrakech, città hippy con una scelta immensa di alberghi di lusso o di charme irresistibile, cornice perfetta per un appuntamento volutamente informale e casual, ma ad alta densità per le persone che si incontrano, i temi che si trattano, le potenzialità professionali che si sviluppano. Serge, sempre presente, soprassiede a tutto vestito in pantaloncini verde pisello e cappellino da spiaggia di giorno, e con la giubba militare senza maniche e le penne in testa da grande capo indiano la sera. Ed è un po’ come dire: qui abbiamo un modo diverso di fare affari; cambia la forma ma la sostanza è molto solida. Infatti a Pure si incontrano solo operatori specializzati, di alto livello e molto coscienziosi verso la Terra.

Il mercato e la geografia dei viaggi sono da qualche tempo incerti, per la crisi economica e per la situazione politica internazionale. Dove devono orientarsi i viaggiatori oggi?

Non penso che ci sia un problema di dove andare, piuttosto di quale tipo di esperienza fare. E nonostante tutto, sono convinto che le persone viaggino per gli stessi motivi di due secoli fa, ovvero per cercare l’esotismo, e soprattutto per trasformare se stessi e la loro vita. Siamo tutti consapevoli di aver indebolito il rapporto con la natura, con i nostri cari; lavoriamo troppo e siamo troppo stressati, eppure non andiamo più in vacanza solo per rilassarci, ma vogliamo cogliere l’opportunità di soffermarci a capire meglio la vita e le cose che incrociamo. A questo servono i safari, le spedizioni, le crociere ai poli.

Qual era la sua mission nel creare il Pure, dopo ILTM?

Quando ho ideato ILTM nel 2001, volevo create una fiera del lusso, e all’epoca, glielo assicuro, non erano tanti che credevano nell’esistenza di un turismo di lusso. Ma poi mi sono accorto che del viaggio mi interessava soprattutto la sua capacità di trasformare le persone. L’ho visto con i miei occhi, e vissuto sulla mia pelle: qualche anno fa, mio padre ha avuto un infarto, e al di là dello spavento, si è accorto che non la sua vita non lo soddisfaceva affatto. Per riconciliarlo con l’esistenza, lo abbiamo portato a fare un safari in Africa, e sa una cosa? Si è ripreso, ha trovato nuove energie. Spesso il viaggio è un momento cruciale di passaggio. Ogni tanto bisogna fermarsi e chiedersi: quando è stata l’ultima volta che ho fatto qualcosa di nuovo? E, se è passato troppo tempo, bisogna correre subito ai ripari. E un viaggio è uno strumento straordinario. Mio padre era letteralmente stupito dal safari: non aveva mai visto un leone libero, non aveva mai dormito in un campo…Ecco il suo stupore mi ha fatto riflettere: una cosa di cui bisogna parlare nei viaggi è proprio la loro capacità di trasformare la vita di una persona. Era il 2006 o 2007, gli anni in cui si cominciava a parlare di un problema sempre più urgente: la salvaguardia dell’ambiente, i cambiamenti climatici, l’urgenza di fare qualcosa per il nostro Pianete. Nel 2007 Vanity Fair ha pubblicato un numero verde (Green Issue) che ha riportato alla ribalta il tema dell’ecologia, ma con un taglio “sexy”, che lo ha reso attraente al pubblico. E il viaggio è un inimitabile strumento per creare “Grandi emozioni a basso impatto”.

Quindi è questo il filo conduttore di Pure?

Il Pure crea “mission”. Uno dei nostri claim è “changing worlds”, infatti, a Marrakech espongono operatori che propongono esperienze di viaggio trasformativo: se da un lato vogliono proteggere i luoghi, gli animali, la cultura, dall’altro si prefiggono di cambiare l’atteggiamento di chi viaggia nei confronti delle mete che visitano, di se stessi e alla fine anche nei confronti del mondo. Chi espone al Pure non viene solo per fare affari, ma anche per ricercare e rinnovare lo spirito che anima l’idea di viaggio.

Ma secondo lei cosa rende diverso Pure da tutte le altre fiere di turismo?

A Marrakech si creano “contesti”. Gli espositori non sono mai “generici”. E lo stesso vale per le altre nostre fiere, We are Africa, Le Miami, e la futura in Asia….Per esempio a Marrakech, si parla di ambiente, non ci sono hotel di città o grandi catene alberghiere. Le strutture sono quasi tutte nella natura, e sono rappresentate direttamente dai proprietari. A Marrakech trovano il contesto specifico per loro, ovvero incontrano buyer che sono interessati esclusivamente a prodotti piccoli, indipendenti e con una filosofia di sostenibilità. Il nostro modello è una “Star Treck Convention“: a un convegno con un titolo così, andranno solo le persone interessate in qualche modo alla serie tv. Allo stesso modo, chi partecipa a Pure deve essere appassionato al turismo esperienziale e trovare altre persone altrettanto interessate con cui trovare un’intesa: uno inizia una frase, e il suo interlocutore potrebbe completarla, senza essersi mai visti prima. Insomma si parla un linguaggio comune. Ed è anche un modo per ringiovanire un business che per anni è stato incastrato in strutture molto formali.

Adesso parliamo di vacanze: l’ultima e la prossima

Per me fare le vacanze vuol dire partire con i miei quattro figli. L’estate scorsa siamo stati in Puglia, a Borgo Egnazia, l’albergo più bello del mondo. Mentre prossimamente andremo a Zanzibar. Adoro quel posto, per il melting pot autentico e per le spiagge ineguagliabili.