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Ogni cosa è illuminata

Grazie ai led di Osram, piazza San Pietro sfoggia una nuova illuminazione che mette in risalto l’opera di Gian Lorenzo Bernini 

_dsc7976_hdrdi Micaela Zucconi

In occasione di celebrazioni importanti, fino agli anni Cinquanta, piazza San Pietro era illuminata da centinaia di fiaccole e lanterne. Uno spettacolo che doveva essere particolarmente suggestivo, poi superato dalla luce elettrica. L’illuminazione che invece oggi, nelle ore notturne, “accende” la piazza realizzata da Gian Lorenzo Bernini tra il 1660 e il 1667,  regala una scenografia di straordinario impatto, prima inimmaginabile.

_dsc7568L’impianto consente di modulare l’intensità luminosa con una modalità soft – come se tutto fosse illuminato dalla luna – oppure con una, pensata per cerimonie particolari e per ragioni di sicurezza, in grado di creare una luce effetto giorno. L’elevata efficienza delle apparecchiature a led (132 corpi illuminanti, collegati da sei chilometri di cavi) permette di ridurre drasticamente il carico termico e di abbattere i consumi energetici sino al 70 per cento rispetto al passato. Il progetto è stato preceduto da molti incontri e simulazioni per non  interferire con la realtà plastica e architettonica del monumento e collegare facciata della Basilica e piazza, con il suo imponente colonnato, in un elemento unico, così come era stato l’intento di Bernini.

_dsc7677«Usare correttamente la luce artificiale è una delle operazioni più difficili del mondo, ecco perché questa operazione è il risultato di una sapienza illuminotecnica di grande sensibilità tecnologica, ma anche soprattutto critica. Mi auguro che il pubblico che entrerà nella piazza illuminata sappia capire e apprezzare il lavoro che è stato fatto», ha detto Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani. «Illuminare un’opera d’arte significa realizzare un’integrazione armonica con sito. Per ottenerla abbiamo utilizzato apparecchiature speciali studiate appositamente per agire nel rispetto del luogo e delle dinamiche della piazza», sottolinea Carlo Maria Bogani, Executive Project Director di Osram, azienda leader del settore da oltre 100 anni.

volta-veduta-dinsieme1Una luminosità ad effetto naturale, in grado di creare un’atmosfera e suscitare emozioni, come quelle, unite a meraviglia, che si provano visitando la Cappella Sistina, letteralmente riscoperta (alcuni dettagli degli affreschi passavano inosservati) dall’impianto installato da Osram nel 2014. In questo caso la sfida, durata quattro anni, era avvicinarsi ai colori realizzati dai Quattrocentisti e poi, 50 anni dopo, da Michelangelo. Le componenti cromatiche ottenute sono frutto di uno spettro bilanciato, somma di una serie di sorgenti di luce combinate con la luce bianca, raggiunto dopo 256 prove di colore (contro le otto sperimentate di solito nei musei).

_dsc7983_hdrL’analisi strumentale ha dovuto prendere in considerazione i milioni di colori presenti negli affreschi, ottenuti con pigmenti diversi, di origine vegetale, animale e minerale. Questi ultimi usati soprattutto da Michelangelo. «La ricetta per essere realistici e non fantasiosi è trovare una sintesi tra ambiente, architettura e colori. Solo così la luce si trasforma in cultura», conclude Bogani. Prossimo step: l’illuminazione delle 144 statue del colonnato, il prossimo giugno 2017.

www.osram.it