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Carnevale tutto l’anno

Ho vissuto un sogno ad occhi aperti: un serata in maschera a Venezia. E ho scoperto un sacco di cose, compreso che ci sono feste sempre

di Sara Magro

Il 9 febbraio sono stata al Carnevale di Venezia. L’invito arrivava dal Principato di Monaco, che con Venezia ha un legame speciale, anche perché la principessa Grace adorava partecipare alle feste in maschera nei sontuosi palazzi sul Canal Grande, compresa Villa Pisani Moretta, dove si è svolta la mia soirèe.

Non si creda che i preparativi per una tale serata siano cosa semplice! Niente affatto. Per una cena che comincia alle 20.30, bisogna cominciare alle 14.30. A dire il vero ci sono i professionisti del Carnevale, e loro iniziano i preparativi un anno prima, cuciono i loro vestiti o se li fanno cucire su misura per diventare cicisbei Luigi XIV o Angelica del Gattopardo.

Per calli e ponticelli, arrivo all’atelier Nicolao, una sartoria di abiti storici aperta nel 1981. Fanno costumi per il cinema e per il teatro, e li affittano per le feste da ballo in maschera: ne hanno circa 10 mila, e il costo per un giorno varia da 200 a 350 €, a seconda del pregio, e comprende gli accessori, come la fascetta per il collo e il cappello. Provo disperatamente a infilarmi in uno striminzito due pezzi di broccato bianco e blu usato sul set di Farinelli. Ma nonostante le mia 40 scarsa e il fiato trattenuto, non c’è verso di abbottonarlo. Ormai sono calata nel Settecento del celebre controtenore che cantava le arie di Haendel per una corte oziosa e frivola. Fortunatamente ne trovano un altro, anch’esso usato per il film. È bellissimo, giallo chiaro, con una passamaneria verde e bordò sul davanti. Con l’aiuto di sarti e vestitori sistemiamo la mise: lunghezza, larghezza, crinoline, fascetta per il collo, cappello con le piume. Sono atterrata in pieno Barocco. Intorno a me, le altre colleghe vestite di sete e broccati si muovono da damigelle. Qualcuna resta vestita per la serata, visto che solo per slegare il corpetto si impiega mezz’ora. Io no, mi rimetto i miei pantaloni a quadretti e il maglione blu: all’hotel Ca’ Sagredo ci attende trucco e parrucco, e nella dependance dell’Atelier Nicolao al pianterreno mi aiuteranno a indossare e sistemare tutto per bene. Minuto dopo minuto, secolo dopo secolo, lentamente torno al Settecento. Aiutano i saloni affrescati del Ca’ Sagredo, la vista sul Canal Grande con le gondole laccate nere, i palazzi gotici. Chiudi gli occhi, li riapri e puoi senza fatica credere di essere nell’epoca che preferisci. È un esercizio di fantasia, ma lo scenario aiuta e la storia anche: come ci si muoveva? come ci si presentava? come ci si comportava in società? Al momento mi butto all’avventura, non ho tempo per un’interpretazione filologica. In quattro cotonate e due pennellate, anche il mio viso sembra barocco. Sei tu, ma con sembianze d’altri tempi e basta poco per crederci. Per fortuna le serata sul tacco 12 mi hanno insegnato a procedere con calma e cautela, la stessa che serve ora per muoversi in un abito che ha un diametro di un metro e mezzo circa e vesti fino ai piedi. Bisogna girarsi con delicatezza per uscire da un ascensore anni Settanta, alzare la gonna appena per scendere dallo scalone d’onore senza rotolare giù, parlare senza muovere troppo il capo per non far crollare l’acconciatura impalcata coraggiosamente. In pochi attimi tutto riesce. Sembra tutto vero.

La festa è a Palazzo Pisani Moretta. Arrivano dame con cappelli a falde larghissimissime, signori con mantelli fino ai piedi, una donna vestita da tavolino del tè, con pasticcini e centrotavola piumato sulla testa. C’è un aspirante esploratore con una caravella in testa che non riesce a bere il suo vino, tanto pesa il cappello. Molte delle elegantissime dame sono uomini. Tutti si muovono conformi alla maschera che hanno scelto. Anche quando parlano. Ci sono francesi (tanti, perché pare che siano grandi appassionati dei travestimenti), spagnoli, messicani, e ovviamente i membri dell’Associazione internazionale per il Carnevale, responsabili dell’organizzazione della festa. Aperitivo, cena e after dinner sono scanditi da intermezzi di balletto classico, sfilate di splendide donne con solo le piume in testa e bizzarri mostriciattoli dal corpo blu e le ali di farfalla. Tra il secondo e il dolce passano tra i tavoli le Marie. E chi sono queste fanciulle in velluti rinascimentali? Sono le più belle del Carnevale, scelte qualche giorno prima da una severa giuria, e la miss di turno dovrà lanciarsi in volo dalla torre del campanile di San Marco.

Il carnevale ha le sue regole, il suo protocollo, e non basta una sola esperienza per capire bene come comportarsi. La prima volta si partecipa come osservatori, e quando si tolgono le vestine a fine serata già si programma cosa si farà la prossima volta. Tanto per cominciare, io avevo un vestito da colazione sul prato e non da sera. Quindi la prossima volta chiederò un taffetà scuro. E non sarò più io, ma il personaggio che rappresenterò. Studierò le mossette, il trucco, come usare il ventaglio, il saluto, cosa dire. Prima della festa riguarderò Farinelli, e Marie Antoinette, e le Relazione pericolose, e Eyes Wide Shut. Volendo non dovrò nemmeno aspettare un intero. Al gran galà ho scoperto che esiste un mondo parallelo di feste in maschera  che si svolge seguendo un calendario fitto di giorni, luoghi, temi ed epoche storiche. Ci sono appassionati che hanno case piene di vestiti per ogni secolo, travestimenti fatti da sé o da sarti costosissimi, un patrimonio economico e storico straordinario. Un ripasso della storia che si vive come in una fiction, o meglio un favoloso reality show. Tutto vero, anche se solo per una sera.

La serata conclusiva del carnevale a Palazzo Pisani Moretta costa 560 €, compresa la cena. La festa più famosa è il Ballo del Doge, anch’esso a Palazzo Pisani. In quel caso il costo sale a 1800 € con cena e 800 € solo per il ballo.