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Guatemala, mondo antico

Il suono della marimba, i colori accesi dei Maya, il cielo della cosmogonia sacra che vanta 5000 anni di storia

Il suono della marimba, i colori accesi dei Maya, il cielo della cosmogonia sacra che vanta 5000 anni di storia

Testo e foto di Germana Cabrelle

La suoneria più comune dell’IPhone è ispirata a uno strumento musicale diffusissimo in Guatemala, la marimba, con la quale il cantautore locale Paco Peréz compose “Luna de Xelajú” che i guatemaltechi considerano quasi come il secondo inno nazionale. E a suono di marimba – questa specie di grande xilofono con tavolette di legno di differente lunghezza  – vengono accolti i passeggeri in scalo all’aeroporto internazionale La Aurora di Città del Guatemala e invitati dalla band, che mette proprio in mano i martelletti alle persone, a improvvisarsi concertisti insieme a loro.

La marimba ha un ritmo simpatico e coinvolgente, che è impossibile ignorare tanto è penetrante. Così come lo stesso Guatemala è un Paese magnetico e fin dall’aereo lo sguardo ne è attratto ancor prima di atterrare. Con i laghi incastonati nel verde come la giada che qui si trova in filoni nei giacimenti di Zacapa, i profili nitidi della Sierra Madre con i rilievi fumosi dei vulcani, la geometria concentrica dell’urbanizzazione.

C’è tanto colore in Guatemala: una tavolozza di 22 gruppi etnici, prima di tutto, e poi le tinte forti dei palazzi e delle case, i costumi tipici e gli abiti in vendita a pochi quetzales sulle bancarelle o nelle tiendas, come gli hupiles (mantelline tipo poncho), le fajas (cinture) e le güipiles (camicette) – che per noi occidentali, una volta a casa, diventano il Boho-chic style da indossare in città. E va da sé che ci sono anche assortite varietà di tessuti per arredare, a righe, rombi o a disegni Maya, in cotone o fibra di agave, dove la dominante principale è il rosso combinato con l’azul, il verde, il rosa fucsia e il nero.

Anche il paesaggio è a colori: ha nuvole stagliate contro il cielo turchese, un alfabeto di immagini che rimanda alla stessa bandiera nazionale i cui colori sono proprio il bianco e l’azzurro cantati anche nell’inno: “È il tuo vessillo un pezzo di cielo in cui una nube prende il suo candore”.

In Guatemala la vita è così: un caleidoscopio di colori, di combinazioni e contaminazioni e forse è proprio questo il segreto del suo fascino che gli è valso il titolo di  El País de la Eterna Primavera, perché fin dal primo momento che passeggi per il centro della capitale, a Plaza Mayor, sulla quale si affacciano il Palacio Nacional e la Catedral Metropolitana, di fronte ai quali si incontrano venditori in costume tipico, di tessuti e souvenir ma anche di cheveres, che sono i loro hot-dog, respiri aria di festa, di una stagione briosa come la primavera.

Fra le curiosità di Guatemala City, va sicuramente annoverata la Torre del Reformador, che per fattezze è pressoché identica alla Tour Eiffel, solo meno alta: appena 72 metri, costruita nel 1935 per commemorare il centenario della nascita del Presidente Justo Rufino Barrios. Lungo le strade della capitale si vendono fiori, frutta e numeri della lotteria. Se sale l’appetito, ci si può fermare a mangiare in un ristorante tipico come la Hacienda Real (www.haciendareal.net) e dopo la sosta ripartire per il tour. Da Città del Guatemala ad Antigua sono poco meno di 50 chilometri. Antigua è una città magica e te ne accorgi subito appena arrivi. Deve essere  accaduto così anche alla scrittrice cilena Marcela Serrano, che quando mise piede in quella atmosfera coloniale, così intrisa di spiritualità e mistero, ci volle rimanere a lungo per scrivere il libro “Antigua, vida mia”. L’inchino di benvenuto alla città che è patrimonio dell’Unesco, lo dà l’arco de Santa Catalina, che compare in ogni cartolina e poster pubblicitario essendo il punto che catalizza più turisti.

Da vedere vi sono poi la chiesa di San Francesco e il convento di Santa Clara, il convento dei Cappuccini con il grande chiosco con la fontana in marmo rosa e la chiesa gialla la Merced. In Calle Oriente, c’è anche un hotel museo molto interessante, Casa Santo Domingo (www.casasantodomingo.com.gt), che oltre ad essere una struttura ricettiva a cinque stelle è indubbiamente uno dei monumenti coloniali più importanti del Centro America. I suoi muri di pietra hanno più di 400 anni di storia e in essi sono state ricavate 128 camere, ricche di sculture, mobili d’antiquariato e arte sacra. Se volete un souvenir prezioso, fermatevi alla Casa del Jade (www.lacasadeljade.com) dove oltre a dirvi il vostro Nahual, ossia lo spirito animale che guida e protegge durante tutta l’esistenza, vendono bellissimi gioielli in giada, in varie fogge e prezzi ma soprattutto con una palette di colori e sfumature che sono l’orgoglio del Paese.

Un altro posto meraviglioso dove pernottare è la Casa de los Sueños (www.casadelossuenoshotel.com), ma tutta Antigua è una continua scoperta: di locali alternativi o librerie originali come Dyslexia Libros, nella 1^ Ave Sur.

Dopo aver visitato Antigua, il tour classico del Guatemala non può escludere una estensione a Chichicastenango, preferibilmente di giovedì o domenica, giorni di mercato. Sì, perché qui si svolge il mercato indigeno per definizione, in assoluto fra i più famosi al mondo. La location è di fronte alla chiesa di San Tomàs dove quotidianamente si può assistere a riti religiosi di matrice sciamanica, dove si brucia incenso e si accendono candele (due per la precisione: una per la persona per cui si prega e una per il suo spirito guida), si cospargono petali di rosa a terra e a volte anche gin. La navata centrale è appositamente dedicata alla religione Maya con lastre di marmo grezzo dove poggiare fiori e ceri, mentre ai lati ci sono teche e altari di santi cristiani.

Proprio in centro a Chichicastenango c’è l’hotel San Tomàs (www.hotelsantotomas.com.gt), dove fare comodamente base per visitare questa cittadina che si innalza a 2000 metri di altezza, e alla quale ci si arriva dopo aver percorso numerosi tornanti. Saliscendi di curve si compiono anche per arrivare a Panajachel e da qui al lago Atitlàn da dove, in barca, si raggiunge la laguna di San Juan, meta fricchettona e neo hippy dove vivono artisti, si respira un’energia creativa, e si fanno acquisti interessanti, e i taxi sono dei motocarri e pik-up con nomi di santi che fanno la spola a basso costo, per 4 quetzales. Fatto ritorno sulla terraferma si può pranzare a Bahia del Lago.

E siccome il Guatemala è, prima di tutto, il cuore del mondo Maya, qui si ha l’occasione unica di sperimentare un’avventura indimenticabile, tra passato e presente, visitando (ci si arriva con un volo aereo) la regione di Petén dove si trova la biosfera di Tikal con gli importanti siti archeologici Maya che rivelano il particolare modo di comprendere e vedere la vita  e l’origine del mondo attraverso i parametri del tempo, la cosmogonia, la natura e i calendari sacri. http://www.tikalnationalpark.org.

“La società odierna ha perso e ancor peggio non crede in questi valori – redarguiva  l’alcalde, il sindaco della Confraternita Maya di San Tomàs de Chichicastenango in uno dei rari incontri pubblici in alta uniforme che ci ha concesso in veste di inviati, accompagnato dal suo portavoce che traduceva dalla lingua k’iche’ (o quiché) allo spagnolo e presente anche l’indovino, con il compito di osservare muto gli interlocutori e riferire, in seguito, se eravamo stati sinceri o no.

Un po’ di comprensibile smarrimento e incredulità c’era, ma di fronte a chi vanta 5000 anni di storia ed è tuttora ricordato e preso ad esempio per gli studi scientifici e per il grande patrimonio astronomico e architettonico che ora è concentrato in  575 chilometri quadrati di giungla e resti di antichi templi, ci si può solo inchinare.

http://www.visitcentroamerica.com