Europe

Ripartire da Capo Nord

Reaching the Cape: una campagna di Crowdfunding è attiva su Kickstarter fino al 30 settembre per rendere possibile il viaggio di rinascita del fotografo Matteo di Giovanni dall’Italia a Capo Nord

di V.Delvecchio

Si presenta all’appuntamento con un look british impreziosito da eleganti dettagli made in Italy, trasposizione estetica delle sue influenze geografiche e linguistiche. Matteo di Giovanni nasce nella stessa città di D’annunzio- Pescara- è inglese d’adozione,  ma sfugge a qualsiasi circoscrizione territoriale. È un cittadino del mondo, un rappresentante di quelle generazione che sogna di abolire confini e barriere, un Marco Polo degli anni 2000 che ha girato in lungo e in largo con la sua macchina fotografica, toccando tutti e 4 i punti cardinali.

Dalla sua terra d’origine a Roma, punto di partenza della sua gavetta al seguito di un rinomato fotografo di viaggio che l’ha portato con se in luoghi sperduti e incontaminati come Galapagos, Stati Uniti, Mar Nero, Russia, Grecia per poi spedirlo, una volta intravisto in lui un potente connubio di talento e passione,  a Londra per la specializzazione. Ma prima l’Erasmus a Bruges durante l’Università, i mesi a NY tra i grattacieli e la precarietà, tra l’eccitazione e la nostalgia, una breve fuga a Los Angeles e di nuovo nomade e osservatore in Europa per imparare e migliorare le tecniche di fotografia e seguire contemporaneamente da fotoreporter freelance la pioggia di proposte che arrivava da riviste, magazine, ONG e quotidiani affamati dei suoi scatti.

Negozio di fragole self-service vicino Trelleborg, Svezia

Una vita frenetica, senza respiro e dietro l’obiettivo, a rincorrere e immortalare l’istante perfetto, a documentare dettagli di vita che spesso non trovano il giusto spazio tra gli interessi e l’attenzione delle masse, ma sanno definire l’identità e l’anima di un fotografo. E il suo impegno nei confronti del mondo, come quello che Matteo ha preso con la Bosnia. Uno stato di cui si è innamorato a prima vista e che ha scelto come backstage del suo progetto finale per il master alla Westminster University di Londra. Un paese martoriato da guerre inutili e cruente e che zoppica verso una rinascita culturale e un’integrazione europea che tarda ad arrivare. Un luogo che ha anche segnato la fine della sua prima vita e gli ha tolto il fiato. Letteralmente.

Sarajevo

Matteo si risveglia dopo mesi di coma dovuto a un brutto incidente che l’ha lasciato con ricordi sfocati e senza un arto, la gamba. E’ intontito, confuso, spaesato  e dai Balcani si ritrova a Milano dove trascorre un anno chiuso in ospedale, tra terapie farmacologiche e psicologiche.  Capisce che la sua vita precedente da fotoreporter incallito è sparita e le sue certezze sul futuro soffiate via, in un attimo, come i semi di un fiore.  Accetta però stoicamente il suo destino, rifiuta di piangersi addosso e di autocommiserarsi. Sa che il ritorno alla normalità sarà duro e osteggiato dall’handicap fisico, sa che, come la sua Bosnia,  la ripresa sarà un’impresa. Ma arrendersi  e fermarsi  non fanno parte del suo DNA. Appoggiare la macchina fotografica su un mobile e lasciarla lì a prendere polvere è un’idea che non prende neanche in considerazione. E allora ricomincia, ma questa volta adattandosi al ritmo lento del suo corpo.

Il nuovo inizio è all’Isola, quartiere milanese dove Matteo ha deciso di mettere radici per un po’ e di ritornare alle origini della fotografia, fatta di pellicole, chimica e attesa. Costruisce nel nuovo appartamento una camera oscura dove trasforma i click in capolavori che gli garantiscono la stima del vicinato e in particolare di Lorenzo Tricoli “un personaggio unico dell’Isola- noto a tutti- che ha creato insieme a Micamera un progetto dedicato al quartiere: SYL-Support Your Locals, un racconto fotografico focalizzato sullo sviluppo e la rivitalizzazione di questo paese a sé”. Questa coppia creativa, fedele seguace della filosofia slow, dedica tempo anima e risorse a fissare persone, case e vita  di un’isola felice a Nord del capoluogo meneghino. E per Matteo ha significato qualcosa di più: l’esordio della sua seconda vita, professionale e non, e uno sguardo nuovo, diverso sulle cose e sul futuro.

Nonostante le buone premesse, i momenti di frustrazione e rabbia non mancano e bullizzano prepotentemente la forza di volontà di Matteo. Del resto, come dargli torto: la protesi spesso dà fastidio, deve sottoporsi a un’altra operazione, l’accessibilità e le normative per chi è soggetto a disabilità sono barriere invalicabili che mettono a dura prova il sistema nervoso. Ma se sei una persona forte e ribelle riesci a trovare la formula per convertire la demoralizzazione in energia: è infatti da un momento di sconforto che nasce l’idea di un viaggio.

Matteo è a casa, annoiato e deluso, la testa affollata di pensieri quando gli capita sotto mano un articolo relativo a una nuova protesi a controllo elettronico che permette di camminare in  qualsiasi condizione di terreno e di ottenere delle prestazioni impensabili fino a poco tempo fa. Decide di averla, si impunta, chiede finanziamenti, si attiva per essere tra i primi a sperimentarla, intravede in questo dispositivo ultra tecnologico una speranza per tornare alla “normalità”.  Per sentirsi reintegrato in una realtà da cui si è sentito a volte escluso e non considerato e per “vivere la quotidianità che rappresenta ad oggi la vera sfida. Spesso la reintegrazione per chi ha questa tipo di problema, passa per lo sport. Ma si tratta di un ambiente protetto, sei seguito costantemente e non ci sono fattori di disturbo. Io invece voglio poter camminare, fare la spesa, attraversare banalmente la strada e fare tutte le cose normali tipiche della vita di ogni giorno. Voglio abituarmi a quei fattori esterni su cui non si ha il controllo. Voglio tornare semplicemente a vivere. E per me vivere significa viaggiare e fotografare”. Se è vero che il dolore è l’assenza di movimento, Matteo ha trovato la sua cura: un road trip dall’Italia a Capo Nord.

Skagen, Danimarca

“Andare a Capo Nord e tornare. E documentare tutto per dimostrare semplicemente che la vita va avanti e che le passioni ti danno la forza per non demordere.” Si chiama Reaching the Cape ed è un progetto umano e fotografico, un viaggio di due mesi attraverso climi e regioni diverse che metteranno a  dura prova Matteo e il suo accompagnatore: Lucas Pernin, videomaker, che documenterà il viaggio in tutti i suoi aspetti e che prenderà forma attraverso pubblicazioni, mostre itineranti, talk e blog.  Curata artisticamente da Micamera- incubatore di spazi dedicati alla fotografia e alle forme d’arte contemporanea- e supportata da New Old Camera, quest’avventura stimolante e straordinaria si avvale, per essere realizzata in ogni suo aspetto pratico, del crowdfunding.  La campagna su Kickstarter per raccogliere fondi e aiutare Matteo nella realizzazione del suo sogno è già in corso e lo sarà fino al 30 settembre. Per noi aiutarlo a raggiungere la somma richiesta significa lanciare un messaggio inequivocabile: il viaggio è una celebrazione di bellezza e di vita, il coraggio di affrontare le avversità, un modo ingegnoso di vivere e deve essere, oggi e per sempre, un diritto di tutti.

Per seguire Matteo:

http://www.reachingthecape.com

http://www.matteodigiovanni.com

https://instagram.com/reachingthecape

https://www.facebook.com/reachingthecape

https://www.youtube.com/watch?v=5Qp0vW8HpTg

Per supportare la sua avventura:
https://www.kickstarter.com/projects/matteodigiovanni/reaching-the-cape