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Più lusso per l’Italia

Rocco Forte, fondatore dell’omonimo gruppo di hotel, ha annunciato un importante piano di sviluppo per l’ospitalità di lusso in Italia

di Sara Magro (per Luxury24, ilsole24ore.com)

Rocco Forte (a sinistra nella foto di Hugo Burnand), proprietario italo inglese dell’omonimo gruppo alberghiero (https://www.roccofortehotels.com), ha stretto una partnership con il Fondo Strategico Italiano per sviluppare l’hôtellerie di lusso nel Belpaese. Lo racconta a Luxury24 che lo ha incontrato durante ILTM, la fiera del turismo di lusso di Cannes.

Ha recentemente annunciato la partnership con il Fondo Strategico Italiano (FSI). Quali i vantaggi per l’Italia?
L’FSI ha 4,4 miliardi di euro da investire sulla crescita di compagnie strategicamente importanti in diversi campi, compreso lo sviluppo del turismo estero in Italia con l’acquisto di alberghi da affidare in gestione. Quando l’ho saputo mi sono candidato per l’hotellerie di lusso e ora siamo partner. Ovviamente non escludo di operare anche altrove, ma mi concentrerò soprattutto sull’Italia, dove ho già tre alberghi: Savoy a Firenze, De Russie a Roma, Verdura Resort a Sciacca.

Dove saranno i prossimi alberghi?
I primi a Venezia, Milano, Napoli e forse un altro in Sicilia. Poi vorrei aprirne di più piccoli nelle città di cultura, come Pisa e Vicenza, dove strutture di alto livello mancano del tutto. L’obiettivo è arrivare a 10-15 hotel nei prossimi cinque anni, la maggior parte dei quali in Italia.

E all’estero, dove?
Strategicamente è importante essere presenti nei Paesi di provenienza dei turisti diretti in Italia. Il 27% dei miei clienti arrivano dagli Stati Uniti. Quindi sarà utile avere un albergo a New York o a Miami. Con la stessa logica, abbiamo preso la gestione di un albergo che aprirà a Shanghai nel 2017, e uno in Medio Oriente nell’estate 2015. Ma, ribadisco, l’obiettivo è lo sviluppo in Italia. Ci credo, e voglio raggiungerlo.

Cosa manca all’Italia per rilanciare il turismo?
Manca una strategia. Mancano anche collagamenti scorrevoli tra aeroporti e destinazioni finali, un Enit efficiente, e soprattutto l’appoggio del Governo. Pensiamo al Sud, gli investimenti pubblici ci sono stati, eccome, ma mai nel turismo, che sarebbe invece l’attività più ovvia su cui investire. È vero che una nuova fabbrica dà lavoro a 2000 persone in un colpo solo mentre un hotel di medie dimensioni ne impiega 100-150. Poi però c’è l’indotto. In alta stagione il Verdura Resort (uno dei Rocco Forte Hotels, ndr) dà lavoro a 400 persone, e indirettamente a 1000 famiglie di Sciacca e dintorni.

Secondo lei mancano alberghi di alto livello in Italia?
Non mancano alberghi, spesso però sono realtà piccole che non possono soddisfare la domanda potenziale. Faccio un esempio: tutti conoscono Le Sirenuse di Positano, è un albergo molto bello, con un servizio impeccabile e i proprietari sono bravissimi, ma hanno solo 58 camere. Con una catena più grande, si può avere un impatto maggiore. Ecco, io vorrei diventare il punto di appoggio per il turista di lusso in Italia, com’era una volta la Ciga.

Perché mancano i grandi gruppi?
L’Italia è il Paese europeo con meno compagnie alberghiere straniere. I motivi sono sempre gli stessi: difficoltà d’ingresso, burocratiche, di movimento. Anche per questo servirebbe un punto di riferimento.

Chi è il suo punto di riferimento?
Ho già una bella esperienza nel turismo in Italia e ne conosco un po’ i percorsi. Ma sono sicuro che con Tamagnini, AD del Fondo Strategico Italiano, una persona concreta, abituata a lavorare all’estero, realizzeremo grandi cose.

Oggi Facebook è il terzo paese del mondo per popolazione: come si pone Rocco Forte nei confronti del nuovo “villaggio globale”?
È una piazza importante per far conoscere e sviluppare il brand. Lascio che se ne occupino i miei figli, che lavorano con me e sanno muoversi sui social network.

I suoi clienti arrivano da Internet?
Nell’ultimo anno il business tramite le agenzie di prenotazione online è quasi raddoppiato. Tuttavia rappresenta solo il 14 % comprese le prenotazioni dirette dal nostro sito. Molti credono di risparmiare acquistando online, invece no.

Sbagliano?
Le agenzie online fanno credere di offrire prezzi migliori. Ma non è così. Anzi, per gli albergatori la commissione è ben più alta (fino al 25% online contro 10% riconosciuto all’agente di viaggio tradizionale). Tuttavia bisogna riconoscere che per gli hotel con bassa occupazione le offerte tramite booking online possono essere uno strumento utile riempire le camere. Personalmente continuo a servirmi di strumenti più tradizionali come l’ufficio stampa e il passaparola.

Ma Tripadvisor è una specie di passaparola. Una sbirciata la danno tutti, anche i viaggiatori che non badano a spese
Tripadvisor è troppo manovrabile. Se un albergatore ha una recensione negativa, deve pregare i clienti affezionati di scrivere a suo favore, per far risalire le sue quotazioni. Infatti, da quando abbiamo cominciato a lavorarci davvero, il nostro indice di gradimento su Tripadvisor è migliorato. Eppure, i nostri alberghi e i nostri servizi sono gli stessi di prima.

Secondo lei, alla fine, l’online avrà la meglio sull’offline?
Gli agenti di viaggio tradizionali danno consigli preziosi su dove andare, cosa fare, quali hotel prenotare, in modo personalizzato. Cosa che il booking online non potrà mai fare. Poi, un conto è guardare delle belle foto su un sito, un’altra è sentire il parere di chi conosce un posto di persona. Gli agenti americani lo hanno capito, e sono riusciti a capitalizzare il rapporto di fedeltà con i clienti. Un esempio è Fischer Travel, agenzia di lusso di New York, dove paga sia chi offre i servizi – hotel, jet privati, ecc – sia i clienti, per essere nel club. In Europa questo, purtroppo, ancora non succede.

Allora, a quando il primo progetto di Rocco Forte Hotels con FSI?
Entro i prossimi 12 mesi daremo sicuramente nostre notizie. E tante.