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Eataly Milano è più vicino

A RistorExpo parla Oscar Farinetti: quasi ufficiale l’apertura a marzo e entro due anni uno store a Parigi

La seconda giornata di RistorExpo 2014 “In cibo veritas” si è aperta con un incontro con Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, e il pubblico della manifestazione affiancato dai giovani degli istituti alberghieri.
Farinetti ha presentato il suo ultimo libro, “Storie di coraggio”, ed il suo progetto Eataly, comunicando, tra l’altro, la data dell’inaugurazione di Eataly Milano prevista per il 18 marzo 2014, data scelta in ricordo delle “cinque giornate di Milano”, e l’apertura di Eataly Parigi tra due anni in collaborazione con la Galleries La Fayette.

«È difficile definire il coraggio – ha esordito Farinetti –. Avere coraggio significa non aver paura, ma anche agire con coscienza civica rispettando il senso della priorità ed utilizzando la capacità di analisi. Oggi, in Italia, tutti possono avere successo in qualsiasi campo, basta avere coraggio. Stiamo consegnando ai giovani un paese in uno stato pietoso e, paradossalmente, in questo scenario così disastroso, i giovani posso solo risalire e devono essere capaci di risolvere i problemi da soli, senza aspettare che vengano risolti da chi, negli ultimi trent’anni, li ha creati. I paesi in crisi si riconoscono perché sono quelli nei quali nessuno cambia idea, anche se sbagliata, dove tutti si credono innocenti. Bisogna guardare agli Usa, leader assoluto nel mondo, dove il segreto sta nell’iniziare ogni pensiero con il “maybe”. Il coraggio è in via d’estinzione e per questo ho deciso di parlare, nel mio libro di 12 produttori di vino che hanno riscoperto tecniche di contadinaggio antichissime, dimostrando coraggio tirando fuori gli attributi. Il segreto è riuscire a gestire i contrasti apparenti mettendo insieme valori che a prima vista sembrano contrastanti, come l’informalità e l’autorevolezza, l’autoironia ed il senso dell’orgoglio, l’onestà e la furbizia».

«Uno degli slogan di Eataly – ha continuato Farinetti – è “It’s difficult to be simple”, ovvero “è difficile essere semplici”. Abbiamo creato un nuovo modo di impostare un progetto: prendiamo il meglio di due cose e ne creiamo una nuova che ancora non esiste, il tutto con massima semplicità. Ciò che è semplice è anche normale, e questo deve diventare il nostro obiettivo per il futuro, ribellandoci, per esempio, al fatto che l’anormalità burocratica sia una normalità nel nostro paese».

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RistorExpo 2014
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