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Danimarca: paese “verde”

È da anni impegnata nella salvaguardia dell’ambiente, e offre moltissimi spunti per vivere una vacanza sostenibile

Testo di Chiara Necchi, foto di Gianmario Marras

In genere, chi pensa ad una vacanza sostenibile, si immagina che il modo migliore per trascorrerla sia quello di recarsi semplicemente in campagna o in un parco naturale, ma non è sempre così. Vacanza sostenibile può significare anche visitare uno stato o anche soltanto una città che dia la possibilità a chi vi trascorre del tempo, di vivere un’esperienza a basso impatto ambientale. Una di queste è Copenhagen, capitale della Danimarca, uno dei paesi leader nelle politiche di promozione dell’energia sostenibile e di lotta ai cambiamenti climatici. Secondo il sito ufficiale sull’energia http://www.stateofgreen.com , già oggi oltre il 20% dell’elettricità danese è garantito dai suoi impianti eolici. Una percentuale che sale quasi al 40% se si considera anche il contributo delle biomasse e della trasformazione dei rifiuti. La Danimarca  è all’avanguardia anche per quanto riguarda l’energia solare: sull’isola di Ærø, a sud dell’isola di Fionia, è stato creato il più grande sistema di pannelli solari del mondo.  L’idea è quella di utilizzare il più possibile fonti di energia rinnovabili, tant’è che il governo danese ha presentato l’Energy Strategy 2050 con il quale si è posto l’obiettivo di utilizzare soltanto queste ultime, entro il 2050, per sopperire al fabbisogno nazionale. In questo modo vedrà ridurre le sue emissioni di gas serra. Ma i danesi sono attenti ai temi della sostenibilità sotto diversi punti di vista: il consumo di cibo biologico è in costante aumento, più dell’80% dal 2003 secondo i dati riportati dall’organizzazione no-profit “Organic Denmark”, ed è già molto diffuso anche nelle scuole e nelle mense di altre istituzioni pubbliche con l’obiettivo di diffonderlo sempre più, inoltre la mobilità sostenibile è ormai una delle caratteristiche dello stile di vita dei danesi. Grazie a queste e altre iniziative, secondo i dati rilasciati da Climate consortium, una partnership pubblico-privata incaricata di coordinare tutte le attività in vista della conferenza Onu sui cambiamenti climatici, tra il 1990 e il 2006, mentre il prodotto interno lordo della Danimarca cresceva del 43%, il consumo complessivo di energia del paese aumentava solo del 5% e le emissioni di Co2 calavano addirittura del 14%.

Su due ruote..

Un tratto caratteristico della Danimarca è la diffusione delle biciclette. Possiede 12000 km di piste ciclabili (http://www.visitdenmark.it)  che sono garanzia di sicurezza per tutti i ciclisti. È famosa per la “Cultura della Bici” e, come riporta il sito ufficiale della Danimarca (http://denmark.dk) , Copenhagen è stata votata, “La miglior città per ciclisti” e “La città più vivibile del mondo”. «Il 75% della popolazione possiede, infatti, una bicicletta e almeno la metà di essa la usa regolarmente», spiega il direttore di VisitDenmark in Italia, Pernille Wantzin. Un modello, uno stile di vita che viene ammirato e preso ad esempio da numerose altre città europee. A Copenhagen è possibile raggiungere ogni punto della città su pista ciclabile e diventa quindi molto agevole e veloce per i cittadini utilizzare la bicicletta per recarsi al lavoro o a scuola. Viene utilizzato ad ogni età e in ogni stagione. Questo ha un effetto molto positivo, oltre che sulla salute dei singoli, anche sull’ambiente. Grazie a questa abitudine, secondo quanto riporta Louise Kielgast della Gehl Architects, si contribuisce a ridurre le emissioni di CO2, risparmiandone ben 90000 tonnellate all’anno.  L’uso della bicicletta viene incentivato dai molti servizi disponibili, ad esempio la possibilità di portarla sul treno, cosa molto utile per i pendolari, o il negozio, presente nella zona universitaria che, come riporta Peter Lange fondatore di questa iniziativa, permette agli studenti di riparare la propria biciletta gratuitamente grazie all’aiuto di volontari disponibili per qualsiasi chiarimento tecnico. Sono molte le iniziative e le campagne di comunicazione a favore di questo mezzo di trasporto ecologico per avvicinare e incentivare tutti, fin da piccoli, al suo utilizzo. La bicicletta è assolutamente democratica, infatti, permettere a chiunque di spostarsi in autonomia, anche a chi è troppo giovane per avere un’auto o a chi non la può possedere per motivi economici, abbattendo le barriere della stratificazione sociale.

Le piste ciclabili non si limitano al contesto urbano ma permettono di trascorrere gite “fuori porta” a chiunque lo desideri. Sono molti i servizi di bike sharing, sono disponibili infatti oltre 2000 biciclette da poter prendere a noleggio per un’intera giornata. Le variazioni del paesaggio sono molteplici. L’isola di Fionia, ad esempio, è percorribile in bicicletta, ed è caratterizzata da dolci pendii, frutteti, siepi e fattorie dal tetto in paglia (http://www.visitdenmark.it) .

Alberghi e strutture recettive a basso impatto ambientale

In Danimarca sono molte le strutture che si impegnano a ridurre il loro impatto ambientale e sono in continua crescita. È possibile trovare sia B&B o semplici alberghi che hotel di lusso con il maggiore rispetto dell’ambiente possibile. La catena locale Brøchner è un gruppo alberghiero Co2-neutral grazie a una serie di iniziative atte a compensare le emissioni prodotte dai viaggiatori.  Molte strutture possiedono invece la certificazione “Green Key”. Questo è un marchio internazionale di qualità ecologica per strutture turistiche ricettive che è nato proprio per gli hotel in Danimarca negli anni ‘90. Come è possibile notare dal suo sito ufficiale http://www.green-key.org/, si è poi esteso a tutto il mondo e oggi è disponibile per alberghi, campeggi, Ostelli, case estive, ristoranti. I requisiti per possederla riguardano diversi settori e comprendono: la gestione ambientale, le misure tecniche, la comunicazione e l’educazione ambientale. Nello specifico quindi, possono riguardare il consumo idrico, gli sprechi, l’uso di sostanze chimiche nelle pulizie, il tipo di cibo offerto e il coinvolgimento dello staff e dei clienti nella promozione di stili di vita più rispettosi dell’ambiente. All’Axel Guldsmeden Hotel ad esempio, è possibile trovare esclusivamente cibo biologico o del commercio equo e solidale, elettricità prodotta da fonti di energia rinnovabili, dispencer per i prodotti da bagno e consigli da seguire per risparmiare acqua, energia e cibo.

L’eco villaggio di Christiania

Uno stile di vita sostenibile a 360 gradi è quello che si propongono gli abitanti di questo eco villaggio. È una città nella città, un luogo completamente autogestito nel centrale distretto di Christianshavn a Copenhagen. La “città libera di Christiania” è stata creata nel 1971 da una comunità hippy, che occupò gli edifici militari di una base navale abbandonata. I residenti di Christiania, dopo varie vicissitudini, sono riusciti a raggiungere un accordo con il governo danese per il riconoscimento di “zona autogestita”. La comunità si è strutturata sin dalla sua nascita sul principio dell’autogestione e della proprietà collettiva, non esistono forze dell’ordine, i cittadini sono liberi e esenti da tassazioni. Christiania è un mondo a se, al suo interno si trovano asilo, negozi di ogni tipo, panetteria, bar, artigianato, ma anche cinema, ristoranti, luoghi di spettacolo, associazioni, clubs e perfino una sua radio libera e una tv (http://www.christiania.org/) . Le auto praticamente non circolano e la violenza, le armi e le droghe pesanti sono tenute fuori. Collaborazione e condivisione sono qui le parole d’ordine così come il rispetto della natura presente nel villaggio istituendo anche una “Società per la conservazione della natura libera di Christiania”.

Per l’ambiente si, ma gli animali??

È evidente che da molti punti di vista la Danimarca è un paese che ha fatto della sostenibilità il suo punto di forza e lo ha reso un valore condiviso da tutti i suoi abitanti. Ma è ormai da alcuni anni che si sente parlare di un avvenimento che appare a molti come una nota stonata all’interno di una sinfonia tanto armoniosa. Si tratta della mattanza delle pilot whale, i globicefali, conosciuti anche come balene dalle pinne lunghe, che ogni anno avviene sulle coste delle isole Far Oer, un arcipelago che dal 1948 è una regione autonoma del Regno di Danimarca.  L’uccisione dei cetacei è considerata una tradizione irrinunciabile dagli abitanti delle Far Oer che, come risulta dal reportage fotografico di Peter Hammarstedt, attivista di Sea Shepherd e da quelle diffuse dall’agenzia Reuters, non si fanno remore nel portare anche i bambini piccoli ad assistere allo «spettacolo» http://www.corriere.it/gallery/animali/07-2010/balene/1/mattanza-faer-oer_ff08ffd4-9697-11df-852a-00144f02aabe.shtml . Questa macellazione di massa è qualcosa di particolarmente cruento, le pilot whales, vengono accerchiate e poi letteralmente sgozzate con coltelli, arpioni e lame affilate tingendo il mare di rosso. Tutto questo riguarda solo in parte la Danimarca, queste isole infatti godono di una ampia autonomia per le questioni politiche, ma sembrerebbe opportuno almeno cercare in tutti i modi di fermare, o almeno di non spettacolarizzare, una simile violenza su esseri senzienti. Sostenibilità infatti, è anche rispetto, empatia, che dovrebbe superare ogni barriera, anche quella di specie.