HOTEL, SPA & CO

Lusso semplice: Paola Navone

Ecco come nasce un hotel di lusso. Lo studio milanese di Paola Navone ha creato due nuovi resort del gruppo COMO

di Sara Magro

Paola Navone, nel suo studio milanese in zona Tortona, incontra i giornalisti per raccontare come nasce un hotel di lusso. Infatti è stata incaricata da Christina Ong, fondatrice di COMO Hotels, di progettare due nuove proprietà a Phuket, inaugurata lo scorso novembre, e una a Miami, di prossimissima apertura a gennaio 2014.

È una delle architette più creative e note d’Italia, ha carisma ed entusiasmo. Con teatralità inizia a illustrare tramite piantine e rendering, materiali e oggetti disposti su un grande tavolo, come è nato Point Yamu, sulla costa meno sfruttata di Phuket, e quindi la più bella, a ovest dell’isola. «È stata una scommessa realizzare questi progetti, perché COMO è famosa per l’ospitalità di altissimo livello, ma anche per quel “nonsoche” che si sente prima ancora di vedere e toccare. Negli hotel del gruppo si percepisce una bella energia, una capacità di trattare gli ospiti in modo speciale. Sono famosi per i centri di cura del corpo gestiti con professionalità eccezionale da terapisti balinesi o thailandesi, che prima di arrivare lì devono seguire training molto lunghi».

Gli alberghi di Christina Ong sono uno diverso dall’altro, ma tutti fatti seguendo lo stesso principio di rappresentare l’essenza del luogo in cui si trovano. In un certo senso ciascuno deve essere un concentrato del meglio dello stile, delle tradizioni, dell’ospitalità di quel luogo. Diventarne in un certo senso l’ambasciatore.

«Quando abbiamo preso in mano il progetto di Point Yamu, ci siamo appropriati di quelle intenzioni, di quei valori e di quell’energia. Il nostro compito era creare una “casetta” per questa grande materia immateriale. C’è molta sintonia con Christina Ong, e condividiamo la sua idea di lusso che si basa sull’apprezzamento della semplicità, sul modo di usare gli spazi, sul valore delle cose e del savoir faire».

Con queste premesse, è tutto molto chiaro. «A Yamu abbiamo ereditato una struttura non proprio bella, che non si poteva demolire. Quindi abbiamo cercato di addolcirne il volume e sfruttare la luce naturale per renderla esteticamente meno ingombrante. Abbiamo coperto la facciata con rete metallica verde che si mimetizza bene con i dintorni tropicali e serve come trama per i rampicanti che cresceranno nascondendo l’edificio nel verde».

Tutto quello che serve per creare un ambiente ricercato è lì, esposto sul tavolo: materiali, colori, accessori. «Ogni spazio ha i suoi prodotti i suoi accessori e anche le sue grafiche. Abbiamo disegnato tutto, piatti bicchieri, posate, le infradito, i porta ombrelloni a forma di elefantini, e li abbiamo fatti realizzare da artigiani thailandesi. Le stoviglie sono di un ceramista della Thailandia del nord, mentre le lettere in rattan che compongono il nome del ristorante italiano sono di un artigiano di Chiang Mai».

Le 78 camere sono grandi, da 50 a 120 mq, e hanno tutte, ma proprio tutte, la vista sulla baia. «Gli arredi sono in teak sostenibile, fatti con tecniche tradizionali, pareti tridimensionali. Anche la spa è molto grande, su due piani, fatta di materiali nelle tonalità del turchese, cosi sembra di camminare nell’acqua. Ogni spazio ha le sue caratteristiche. Nella sala da pranzo privata c’è un tavolo di marmo bianco e un porta rossa con mano gigantesca del buddha».

A guardare il progetto sulla carta, la piscina occupa una bella porzione. Ed è così. Nella realtà è lunga 100 metri ed è l’alternativa alla spiaggia, che si trova vicino ma non proprio ai piedi dell’hotel. Ma anche questo piccolo problema troverà presto soluzione, appena daranno i permessi per il beach club privato a cinque minuti di barca dal resort.

Tutt’altra atmosfera regna al Metropolitan di Miami, resort di città. Ancora Navone sottolinea i vincoli e le restrizioni di partenza, qui ancora maggiori: «Negli Usa gli edifici storici sono intoccabili. Ma il loro metodo di recupero è diverso dal nostro: demoliscono per ricostruire nello stesso identico modo. La struttura acquisita da COMO a South Beach è degli anni Venti, il Medioevo per loro, con interventi di poco pregio che risalgono al 1948 e un pavimento in cementina dai colori pastello. Tra quei colori abbiamo scelto un verde acqua anni Cinquanta che abbiamo clonato e riproposto in altri elementi, come le boiserie ondulate nelle camere». Le camere sono 74, tutte tra 30 e 40 mq a parte otto suite e la presidenziale di 100 mq. Di fianco a ogni porta c’è una piantana che va dal pavimento al soffitto, con portagiornali e un piccolo vaso. Per esempio in questo piccolo dettaglio si esprime il gusto dell’ospitalità del gruppo: mettere un fiore e il quotidiano all’entrata di uno spazio temporaneamente privato.

La Spa ha un’extension nel sottotetto, dove c’è una piscina coi massaggi ombreggiata da una rete bianca di un tessuto che si usava durante la guerra per proteggere dalla neve i carrarmati.