INTERVIEWS

Carla Fendi

Il Ministero per i Beni Culturali apre al mecenatismo privato e nomina Carla Fendi membro della Fondazione Festival dei Due Mondi di Spoleto. Potrebbe essere l’inizio di un nuovo Rinascimento italiano? Ne parliamo con la stilista

di Sara Magro

Succede un fatto nuovo. Sempre più aziende di moda investono sul restauro di monumenti –Della Valle per il Colosseo, Renzo Rosso per il Ponte di Rialto, Prada con un polo culturale a Milano, Fendi del gruppo LVMH sulle fontane di Roma – e per la prima volta, le istituzioni coinvolgono ufficialmente i privati nella tutela del patrimonio e dei beni pubblici. È il caso di Carla Fendi che è stata nominata dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali membro del nuovo Cda della Fondazione Festival dei Due Mondi di Spoleto, di cui è anche Presidente onorario (http://www.festivaldispoleto.com/).

Carla Fendi, che ha contribuito a trasformare la pellicceria di famiglia in una famosa griffe di moda e accessori, da qualche anno investe capitali ed energie su Spoleto e sul suo festival, che fin dall’istituzione nel 1958 si è imposto come manifestazione di altissimo livello artistico con ospiti straordinari come Luchino Visconti, Ezra Pound e Yo-Yo Ma.

Dopo un periodo di decadenza il festival è tornato a godere del prestigio d’una volta e a portare a Spoleto star ed etoile, uomini di cultura, artisti di spessore. Ed è certamente merito anche della Fondazione Carla Fendi che dal 2012 è Main Partner del ricco programma (quest’anno dal 28 giugno al 14 luglio).

Lo scorso febbraio è stata nominata membro del Cda del Festival dei Due Mondi dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Cosa significa per lei questo ruolo e come intende interpretarlo?

Sono onorata di questo incarico che mi unisce ancor di più al festival e a Spoleto. Non me l’aspettavo ma ho accettato volentieri, anche perché il festival è in mano a persone che stimo molto, come il direttore artistico Giorgio Ferrara che ha arricchito ulteriormente il programma introducendo la scienza e invitando a parlarne Umberto Veronesi.

Per quanto mi riguarda, continuo a portare avanti il restauro del Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi. E non si pensi che basta mettere il denaro. Bisogna seguire i cantieri, e io lo faccio con la consulenza di due professori esperti in materia, Cesare Rovatti e Carlo Savi. Quest’anno abbiamo sistemato il palco reale, il salotto di rappresentanza e alcune  delle mantovane. Durante i lavori abbiamo riportato alla luce gli affreschi floreali originali che erano sepolti sotto la tinteggiatura e sotto la carta da parati. Li abbiamo salvati grazie alla maestria dei restauratori della COO.BE.C. (http://www.coobec.it/mediacenter/FE/home.aspx), una cooperativa di Spoleto che lavora a regola d’arte. Sono artigiani specializzati, bravissimi e professionali. Ecco, questa è una parte dell’Italia che va valorizzata: restauratori, stuccatori, ma anche falegnami, sarti, pellettieri….sono mestieri nobili, che hanno a che fare con l’arte e la sua tutela, ma non vengono incoraggiati dalle famiglie, che aspirano piuttosto ad avere figli laureati. L’italiano invece ha l’arte di fare con le mani in modo creativo. Ecco io desidero ridare valore culturale all’artigianato, che considero il “petrolio” dell’Italia.

Lusso, lifestyle, monumenti, cultura: sono le qualità che ci riconoscono in tutto il mondo. Come possiamo trasformarli in strumenti di sviluppo economico per il Paese?

Lo spirito con cui sostengo la cultura è proprio quello di salvaguardare i beni e le ricchezze straordinarie del Paese, e ritengo che ogni cittadino debba dare un contributo in base alle proprie possibilità. Questi valori dovrebbero essere insegnati a scuola e in famiglia. I miei genitori hanno inculcato a me e alle mie quattro sorelle che il suolo pubblico è più importante di quello di casa. Nostro padre ci portava alla Galleria di Arte moderna, mentre con Mamma Adele andavamo nello studio di Mirko Basaldella, in via del Babuino, per vedere come scolpiva. È importante avvicinare i ragazzi all’arte, soprattutto all’aspetto artigianale dell’arte. Da qui nasce la predisposizione al mecenatismo, insegnando che i beni culturali sono un motivo di orgoglio nazionale, creano lavoro e danno lustro al Paese.

Come si potrebbe incentivare il meccanismo virtuoso del mecenatismo?

Credo molto nell’apporto che i privati possono dare a sostegno della cultura, ritengo sia una partecipazione indispensabile per contribuire al progresso morale e civile del Paese. E se le leggi offrissero maggiori possibilità di sgravi fiscali, i privati sarebbero sicuramente invogliati a elargire più donazioni. Tutto andrebbe a beneficio dell’arte, trasformandola in un settore produttivo, generando investimenti e occupazione.

Oltre che a Spoleto, il nome Fendi compare su alcune fontane di Roma restaurate.

Esatto. La famiglia è orgogliosa di questo riconoscimento, ma in questo caso si tratta Fendi come gruppo LVMH che ha investito 2,2 milioni di euro per restaurare Trevi e altre fontane di Roma. Di nuovo è un progetto virtuoso di tutela monumentale, opera questa volta del Ceo di Fendi Pietro Beccari e del direttore creativo Karl Lagerfeld che ha documentato tutto con un servizio fotografico in bianco e nero, in mostra in prima assoluta con il titolo The glory of water durante la settimana dell’alta moda parigina a luglio.

Facciamo un gioco. Ha cinque anni per trasformare l’Italia in un Paese ideale: come lo vede e quali strumenti adotterebbe per realizzarlo?

Investirei principalmente su tre aspetti:

1-Sul passato, valorizzando e salvando il patrimonio artistico e artigianale. Siamo in tempo per farlo, ma bisogna “detassare” per incentivarne il recupero anche con il contributo dei privati.

2-Sul presente, abbassando i costi del lavoro e svalutando l’Euro. Per l’esportazione dei nostri prodotti non dobbiamo puntare solo sui Paesi emergenti, perché non dureranno in eterno, ma dobbiamo guardare anche ai mercati attualmente in crisi.

3-Infine investirei sul futuro, sostenendo al massimo l’istruzione. I giovani sono la nostra salvezza in termini di cultura, creatività e competizione con il mondo. Non possiamo permettere che i cervelli migliori continuino a espatriare. I giovani italiani li vogliono dappertutto e il Paese se li lascia scappare. Di giovani bravi ce ne sono tanti, ma bisogna formarli e far germogliare in loro l’orgoglio della cultura italiana e la voglia di fare nel loro Paese.

Ci dica cinque ragioni per cui l’edizione 2013 del Festival dei Due Mondi è imperdibile.

Cinque sono poche. Di sicuro i protagonisti e le opere sono straordinari. Ci sono Alessandra Ferri, Robert Wilson che dirige Mikhail Baryshnikov e Willem Dafoe in The Old Woman. E ancora, Luca Ronconi, Isabella Rossellini, Adriana Asti. Il Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi ha aperto con Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa e con uno staff d’eccezione, tra cui Piero Tosi ai costumi. Si tratta di un grande ritorno alle scene del maestro che con la sartoria Tirelli ha disegnato abiti per film che hanno fatto la storia del cinema.

L’altro motivo per venire al festival è senz’altro Spoleto, che fa da sfondo a ogni spettacolo. È un bagno nella cultura, una città splendida che rigenera. Se arrivi stanco, stai certo che riparti con le pile ricaricate.