HOTEL, SPA & CO

Ri-abitare intelligente

Uffici inutilizzati e spazi dismessi diventano alberghi temporanei, si chiamano pop-up hotel e l’idea è di un gruppo di architetti danesi

Uffici inutilizzati e spazi dismessi diventano alberghi temporanei, si chiamano pop-up hotel e l’idea è di un gruppo di architetti danesi

Ottimizzare e ricoventire gli spazi a nuovi usi diventa una necessità sempre più urgente, per architetti e urbanisti si trasforma spesso in una nuova sfida per mettere in campo idee di abitare innovative e possibilmente sostenibili. Per risolvere il problema degli spazi inutilizzati, soprattutto quelli che una volta erano occupati da uffici, un gruppo di architetti danesi (Pink Cloud www.pinkclouds.com) ha deciso di adibirli a strutture alberghiere temporanee: sono i pop-up hotel, soluzioni temporanee e di dimensioni ridotte realizzate per rispondere alle esigenze di una società in continuo movimento.

Un esempio di pop-up hotel è stato realizzato a Gent, in Belgio, dove il giapponese Tatzu Nishi ha ideato un container nei pressi della stazione della cittadina, costruito su ponteggi alti 23 metri. In Spagna lo studio Urban Square ha progettato DROP, un micro-hotel mobile, ideato per l’utilizzo in scenari naturali. E’ composto da legno modulare e da elementi in acciaio, ha una struttura eco-friendly rialzata dal terreno per minimizzare l’impatto ambientale. Una grande finestra sferica permette il passaggio della luce e può essere completamente aperta. (leggi l’articolo).

In Svezia lo studio Tham & Videgard ha realizzato un micro-hotel sospeso su un albero. Il progetto si basa su una profonda riflessione sul dialogo tra uomo/natura e sull’utilizzo di materiali innovativi.

Tra gli esempi di pop-up hotel c’è l’itinerante Sleeping Around di Anversa, container marittimi riciclati e trasformati in stanze dotate di tutte le comodità, un container bar/ristorante e un altro che ospita una sauna a disposizione degli ospiti.
I pop up hotel nella Grande Mela potrebbero risolvere sia il problema dei 17 milioni di metri quadrati di spazi inutilizzati, sia quello di creare maggiori alloggi turistici per i visitatori che ogni anno invadono la città. Basti pensare che solo lo scorso anno i visitatori a New York sono stati 52 milioni.

E sicuramente questo modello potrebbe essere esportato anche a Milano che, nel 2015, vedrà con l’Expo 2015 un aumento dei suoi visitatori. Ma la città lombarda ha anche un invenduto immobiliare che fa prevedere a fine 2013 il picco di edifici terziari sfitti, circa il 14% del patrimonio. Adibire dunque questi spazi a strutture alberghiere temporanee potrebbe essere una soluzione sia per utilizzare spazi già esistenti.