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Jasmine Trinca

Intervista a Jarmine Trinca, donna sola in Amazzonia in “Un giorno devi andare”. Ma in vacanza con la sua bambina sceglie i luoghi del cuore


di Sara Magro

A proposito di viaggi al femminile, refrain fin noioso a questo punto, è uscito anche il film di Giorgio Diritti, Un giorno devi andare, con la bella Jasmine Trinca. Lei è Augusta, una giovane donna che lascia l’Alto Adige dopo un aborto per fare un viaggio in Amazzonia, dove cerca di ritrovarsi. È un viaggio interiore drammatico che si compie tra i paesaggi meravigliosi del fiume e la foresta più grande del mondo e in quelli disastrosi delle favelas di Manaus, e che si conclude con uno sprazzo di felicità della tormentata protagonista solo quando la raggiunge un bambino di una tribù amazzone.

Quasi tre anni fa ho incontrato Jasmine in vacanza con Valerio Mastrandrea e le rispettive famiglie in un agriturismo di Pitigliano. E con lei abbiamo parlato dei luoghi preferiti, delle vacanze da piccoli e poi da grandi, dei posti del cuore, che dovrebbero essere il miglior consiglio per decidere di partire e dove andare. Questa componente emotiva del viaggio è quella che trasforma anche un minuscolo spostamento spazio temporale in un produttore di emozioni forti, che contribuiscono al quel benessere profondo e sentito che ogni viaggio dovrebbe produrre. Ecco di cosa abbiamo parlato con Jasmine Trinca il 30 agosto 2010. E quando ancora Un giorno devi andare non era in produzione, abbiamo parlato di un unico nuovo regista, proprio Giorgio Diritti. Coincidenze?

Conversazione con Jasmine Trinca

Hai una bambina piccola. È un piacere vedere una donna nel pieno della carriera con una creaturina di un anno e mezzo che le razzola intorno e chiede sostegno per i primi passi. Non ti preoccupare, la conforto, quando impara a camminare da sola, sarà tutto più semplice e tu sarai meno stanca. Così ci incontriamo nel salotto dell’agriturismo Solidòr, nella campagna di Pitigliano, un posto di grande tranquillità con orto dinamico e uliveto bio, dove si mangia e si respira bene. Fuori piove. L’ideale per fare quattro chiacchiere in salotto. Specialmente se sul divano di fianco è seduta Jasmine Trinca, giovane e bella scoperta di Nanni Moretti: “Fare la mamma un’esperienza totale. Il lavoro che faccio mi permette di avere tanto tempo libero. A volte si concentra tutto in 2 o 3 mesi all’anno e per 12/14 ore al giorno senza interruzione, poi però sono perlopiù libera. Comunque non è facile. Ho appena finito di girare un film in Francia, e in quel caso ho portato con me mia figlia Elsa. Mi dispiace lasciarla sola, mi dispiace essere assente. Forse c’è una tendenza esagerata a vivere in modo intenso i primi anni di vita di un bimbo. E basta un attimo per sentirsi in colpa quando si lascia un figlio piccolo, anche per poche ore. Certo che noi donne siamo penalizzate, la nostra società è ancora tutta al maschile. Una donna deve barcamenarsi tra lavoro e famiglia, a scapito dei suoi diritti. Se un uomo sceglie di dedicare più tempo al lavoro, non c’è nulla di strano, anzi è la tradizione. Quando invece lo fa una donna, facilmente si espone a critiche di ogni genere, quindi deve cercare di far quadrare tutto, senza errori. Al primo, sei fregata e la paghi cara. In tutte le cose, in tutte le professioni, l’uomo è privilegiato. E dire che siamo proprio noi donne a garantire giorno per giorno la crescita della comunità, e in senso lato la nostra storia, il nostro futuro. Solo che ormai, in attesa che tutto quadri, si diventa mamme all’alba dei quaranta. Al corso preparto ero la più giovane, allora avevo 27 anni. Le altre erano tutte più grandi, tutte con un lavoro fisso”.

Viene spontaneo chiedersi il perché. Ha ragione Jasmine, molte donne rinunciano ai loro diritti, compreso quello di fare un figlio da giovani. Prima si pensa al lavoro, poi alla casa, poi alla coppia, poi…Poi a quarant’anni suona la sveglia dell’orologio biologico, e se non ci si spiccia, perdi il treno della maternità. Allora si corre ai ripari. Sempre così, si corre ai ripari, si perde l’ultimo treno: niente cucciolo per l’aspirante mamma.

“Già, e questo stride con il senso della vita. Un po’ come la storia dei tagli alla cultura…”

Non approfondisco, ma temo di capire a cosa allude Jasmine con quelle parole. Nella produzione culturale si sospendono i fondi, pensando prima all’economia, al lavoro, alla sanità. Poi, sistemate le cose importanti, si torna a pensare anche all’arte e allo spettacolo, senza considerare che un domani si potrebbe rimanere senza teatro e senza cinema; perché se non si investe e non si lavora giorno per giorno…niente cultura!

“Il mio è un lavoro privilegiato ma precario. Quindi un figlio avrei potuto farlo in qualunque momento, anche prima. Tanto non sarebbe cambiato nulla dal punto di vista professionale”.

Che consigli dai a chi vuole fare l’attore?

“Molti si formano al Centro sperimentale di cinematografia di Roma o all’Accademia d’arte drammatica, dove si studia tanto e bene. Gli istituti sono un buon punto di partenza”.

Quindi è possibile evitare i talent e reality show della tv?

“Ma sai, tutto dipende da che tipo sei. Per esempio, Luca Argentero ha esordito con il Grande Fratello, poi è diventato un bravo attore facendosi le ossa sul set. Io invece sono diventata attrice per caso. Nanni Moretti stava facendo un casting per La stanza del figlio e cercava una ragazza per il ruolo della sorella. Non voleva professionisti – i bambini attori sono bravi, ma spesso gli manca la spontaneità, dote importantissima per fare gli attori – quindi ha provinato gli alunni del Liceo classico Virgilio di Roma, tra cui c’ero anch’io; chiedevano solo di dire due parole di presentazione. C’era un gran fermento a scuola, chi imparava a memoria poesie e chi copioni. Io no, ho detto nome e cognome e mi sono aggiudicata la parte. Fortuna e qualche caratteristica che corrispondeva alle loro esigenze. Avevo 18 anni, e poco tempo dopo ero sul set. È andata…”

Capisco, ma avrai pur avuto del talento per passare così facilmente dai banchi di scuola al set…

“Non è proprio così. Al cinema non è come per il teatro, servono doti diverse. Non conta solo l’impostazione, conta soprattutto come sei; e poi credo molto nel ruolo del regista. Nanni Moretti, per esempio, è un maestro nel creare attori”.

Io resto della mia idea, uno può essere naturalmente portato per fare l’attore  –  e Jasmine lo è di sicuro – però ci vuole anche cultura, studio, fisique du role e tante altre caratteristiche di cui, spesso, gli attori italiani sono un po’ carenti.  Non ho mai avuto una grande opinione del nostro cinema, però mi pare che ultimamente ci sia qualche punta di diamante, qualche stella nascente. Giorgio Diritti per esempio…

“È  una persona intelligente ed eticamente corretta, qualità piuttosto rare. In un ambiente in cui tutti si affannano a fare qualunque cosa pur di fare, Diritti ha sempre avuto il coraggio di costruire le sue opere senza fretta e senza compromessi. La sua forza è la sua volontà. Una voce distinta dal coro. Dovevo lavorare con lui, ma poi non ho potuto. Però lo farei molto volentieri”.

Torniamo al cinema italiano di oggi in generale. Come sta?

“Beh, rispetto agli anni Ottanta, sta un po’ meglio. Penso agli autori, per esempio. Però non bastano un Garrone e un Sorrentino per considerarci salvi (per salvi Jasmine intende forse dire che navighiamo in un mare di provincialismo a cui è difficile sfuggire? Ndr). E nemmeno credo che basti un film con buoni incassi per essere fuori dalla crisi (nel senso che senza fondi il cinema non approda a nulla? Ndr). La primavera non è ancora arrivata. Diritti e gli altri autori sono personalità eccezionali, non l’espressione di una società e di un sistema che funzionano bene”.

D’accordo al 100% con Jasmine…

“Il cinema deve nascere dalla cultura. E se la cultura è debole, il cinema è altrettanto debole. Non è un caso che la nostra cinematografia abbia dato il meglio nel Dopoguerra, in pieno fermento di valori, idee, prospettive. E non è un caso che una delle più interessanti correnti cinematografiche oggi sia nata in Romania: lì ci sono cose da raccontare, anni di silenzio da riscattare, mezzi mai visti prima per esprimersi.

Nel cinema italiano manca varietà. No, mi dispiace dirlo, non stiamo assistendo a una Nouvelle Vague italiana, perché non c’è granché da esprimere. E poi esiste un’implacabile e tacita censura all’origine. Si producono solo film che per cast, regia e format assolvono a precise garanzie di riuscita (economiche soprattutto). Le opere prime e seconde sono prodotte indipendentemente e a gran fatica; e quando il loro successo è innegabile, allora, forse, il terzo film di un giovane regista riesce a fatica a trovare qualche sponsor. Viviamo in un’epoca che premia singole personalità eccezionali”.

Vuoi dire forse che per innalzare la qualità del settore e  far emergere migliori registi, sceneggiatori, attori, opere, l’arte andrebbe coltivata nel suo insieme con le risorse appropriate?

“ Ma sai, quando si arriva in fondo, prima o poi bisogna cominciare a risalire la china”.

Ti vedremo a Venezia?

“Sì, sarò nella giuria delle opere prime. Insieme a Fatih Akin, il regista di Soul Kitchen, a Samuel Maoz, autore di Lebanon. Sono contenta di questa nomina”.

I festival da tener d’occhio per scoprire il cinema più innovativo

“Locarno, in Svizzera e San Sebastian, in Spagna”.

Il tuo ultimo lavoro?

“Ho appena finito di girare in Francia Apollonide, un film in costume sulle case chiuse del regista Bertrand Bonello. Un’esperienza bellissima per me”.

E quando lo potremo vedere?

“Non so se uscirà mai. In Italia molti film che non vengono distribuiti nelle sale. Per esempio, Ultimatum, un film israeliano in cui ho recitato, non è mai uscito qui. Per vederli, bisogna chiederli alle produzioni”.

Un bel ricordo del tuo passato…

“Sono in vacanza in Maremma perché avevo voglia di tornare nei posti della mia infanzia. Ho passato moltissimo tempo nella campagna toscana, ci sono cresciuta. Appena c’era bel tempo, andavo dalle mia madre per informarla: io esco. Punto. E sparivo in bicicletta, insieme a un altro bambino, senza dare notizie per ore. Giravamo nei dintorni, non c’erano pericoli. Per me è stato fondamentale, e senza saperlo allora, un investimento per il mio futuro di attrice. Ero libera di esprimermi e di muovermi. Che privilegio. Me ne accorgo ora che sono mamma. Ci vuole coraggio a lasciare spazio e libertà a un figlio. Non so se ne concederò altrettanto a mia figlia. Non mi fido di questo mondo…”

Avrei voluto chiederle ancora tante cose. Ma si era fatto tardi e Jasmine doveva andare a chiudere le valigie e poi a comprare un paio di scarpine chiuse per Elsa. Cose più urgenti di una chiacchierata in salotto con il brutto tempo. Grazie Jasmine.