Alberghi diffusi

15 agosto 2012 | EDITORIAL, Italy, TOP VIEWS | 1 commento

Sono hotel nati in antichi borghi, con le camere sparse in più edifici e gli spazi comuni in piazza e vicoli che tornano a nuova vita


Di Teresa Cremona

L’idea di una “ospitalità diffusa” nacque in Carnia motivata dalla necessità di utilizzare a fini turistici, case e borghi disabitati e ristrutturati dopo il terremoto del 1976, mentre la definizione “Albergo Diffuso” fu utilizzata per la prima volta nel 1982 per il “progetto pilota Comeglians” portato avanti da un gruppo di lavoro che si avvaleva della consulenza di Giancarlo Dall’Ara, di fatto l’ideatore di questo modello di ospitatlità. Quindi, l’idea di partenza fu quella di dare un senso e un utilizzo a case ristrutturate, spesso seconde case, scarsamente utilizzate, idea che solo in un secondo momento si perfezionò nel modello di una ricettività estesa ad edifici recuperati di un borgo e solo alla fine degli anni ‘80 il progetto Albergo Diffuso iniziò a definirsi come un’impresa basata sulla domanda del mercato, situata in un centro storico di fascino, con camere e servizi dislocati in edifici diversi, seppure vicini tra di loro e come risposta alla domanda di un turismo interessato a soggiornare in un contesto urbano di pregio, a contatto con i residenti, usufruendo però dei normali servizi alberghieri.

E’ stato necessario aspettare gli anni ’90 perché fosse messo a punto un modello coerente, fossero superati i vuoti normativi e messe a fuoco le modalità gestionali e trovati gli imprenditori interessati. Fu il progetto contenuto nel Piano di Sviluppo Turistico della Comunità Montana Marghine Planargia (Nuoro, 1995), avviato a Bosa e poi a Santulussurgiu, che puntualizzò il “Modello di Albergo Diffuso” e ne dimostrò la fattibilità: edifici vicini tra loro, ristrutturati con l’obiettivo di creare una offerta a gestione imprenditoriale ed in grado di garantire tutti i servizi alberghieri agli ospiti, compresa l’offerta di spazi comuni.

Così la Sardegna fu la prima regione italiana ad adottare una normativa specifica per regolamentare il settore (L.R. 27/1998) e Sas Benas di Santulussurgiu (OR) è stato il primo Albergo Diffuso sull’isola, entrato ufficialmente in attività nel Gennaio 2001 con il restauro di alcuni piccoli immobili, tutti nel centro storico del paese, destinati alla ricettività, alla ristorazione ed anche ad attività culturali. Casa Muscas, antica residenza nobiliare ottocentesca, è diventata la Casa della Musica e vi si svolgono corsi e seminari organizzati dal titolare del Sas Benas, il maestro Antonio Diego Are. A Sas Benas dal 2005 è attivo anche un laboratorio per la lavorazione delle carni suine a servizio della ristorazione dell’albergo e con annesso spaccio di vendita. Nel  2006 si è aggiunto un nuovo edificio storico con un secondo ristorante ed altre stanze. L’iniziativa di Santulussurgiu è stata seguita da altri borghi sardi fra cui Bosa (OR) con le deliziose camere di Corte Fiorita.

Il modello ha avuto successo, sono oltre 50 gli Alberghi Diffusi in Italia e localizzati soprattutto al Sud dove sono serviti a rivitalizzare borghi addormentati della Basilicata e del Molise. La denominazione di Albergo Diffuso, nella pratica però ancora non si riferisce ad un modello unitario ma ingloba tipologie differenti, dal borgo agricolo, composto solo da case coloniche, stalle, granai e magazzini, trasformato in Relais, alla Residenza Baronale con le case della mezzadria, al borgo interamente ricettivo e senza abitanti. In Sicilia c’è un progetto che prevede un Consorzio di 23 Comuni nel territorio dei Nebrodi, la magnifica zona montana a ridosso della costa di Tindari, incentrato sull’ospitalità nelle seconde case per complessivi 4500 posti letto e solo in tempi successivi nei borghi rurali e storici recuperati.

Così il Modello di Albergo Diffuso anima i centri storici poco abitati o spopolati a causa dell’emigrazione o quelli isolati o lontani dalle coste, li valorizza turisticamente con il recupero di edifici di pregio, consente l’integrità e la fusione tra il contesto antropico e il contesto ambientale, non richiede nuove strutture invasive ed ha effetto di traino sull’economia complessiva della zona ed è prediletto da turisti che cercano cultura e tradizione e che si organizzano i viaggi attraverso Internet e che viaggiano non solo in Agosto. Una panacea? Sicuramente un’ottima soluzione per i motivi sopra elencati che deve essere però gestita con capacità imprenditoriali, accompagnate dal rispetto per le tradizioni del luogo.

Gli indirizzi degli alberghi diffusi sono raccolti nella prima guida sull’argomento pubblicata da Touring Editore

Nella foto: l’albergo diffuso Sextantio, a Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo. Il restauro e la ricostruzione del borgo sono molto fedeli all’originale, con l’aggiunta di tutte le comodità di oggi.

Una risposta a “Alberghi diffusi”

  1. Gloria Ventura scrive:

    Buonasera, innanzitutto mi voglio complimentare per aver spiegato cosa è un albergo diffuso.
    Vorrei sapere dove posso reperire la guida.
    Mi piacerebbe ospitarLa nel nostro piccolo albergo diffuso a Santu Lussurgiu.
    In attesa di un Suo gradito riscontro La saluto cordialmente.
    Gloria Ventura

Lascia un Commento