DESTINATIONS

Qui Maldive

In viaggio con mia figlia, per stare un po’ insieme (era ora), esaudire un suo sogno (di ragazzina) e i miei desideri (di mamma)

Di Sara Magro e Margherita Pancotti

22 giugno Four Seasons at Landaa Giraavaru

IL PUNTO DI VISTA DELLA MAMMA

La mattina dopo sì che si sente il jetlag. Ma non possiamo farci rapinare il tempo da questi malanni passeggeri. Ci alziamo prestissimo, apro tende e finestre e l’isola mi appare in tutto il suo incanto dalla platea del bungalow (be’, bungalow, se tale è, è molto evoluto nella categoria). Volendo il primo caffè me lo posso fare in camera prima di un tuffo in piscina. Invece optiamo per andare a fare la colazione che ci è stata preannunciata come un’esperienza pantagruelica.

A me, di nuovo, ha colpito soprattutto la scenografia. Prima ci sediamo nella mega pagoda tra tappeti d’acqua, poi ci spostiamo a un  tavolino apparecchiato sulla sabbia. Piedi nudi, e tra noi e il mare solo qualche mangrovia e poche palme. La sabbia è un tappeto, lo pettinano, e sembra una moquette di ottima qualità. Invece è corallo e conchiglie sbriciolate su cui corrono granchi e paguri imprendibili.

Prima di tornare in camera, raccogliamo i reperti dei fondali, rametti di corallo e gusci di molluschi. Li vorremmo prendere tutti, per ricordarci di questi giorni, di questi colori. Ma rinunciamo. Finalmente spiaggia, lettino, sole. Prima un tuffo, poi il kayak, poi la piscina, poi l’altro lettino bordo piscina. E, come si dice, sempre pied dans l’eau. L’espressione è abusata, ma appropriata.

All’una e mezza ci squilla un telefonino in dotazione per avvertire che è stato avvistato un branco di mante e possiamo andarle a vedere da vicino. Eccoci pronte, raggiungiamo il centro marino con la bici parcheggiata fuori dalla stanza (strana bici, senza freni, per fermarsi bisogna invertire il giro della pedalata, e la manovra non viene subito spontanea). Attrezzate di pinne e maschera partiamo in barca per fare il bagno al largo tra pesci grandi tre-quattro metri.

Per tutto il tragitto, Margherita, pesciolino di natura, mostra un’irriconoscibile reticenza. Ha paura. Quasi non le credo, ma forse sì. Assecondo o sforzo? Sforzo. E arrivati allo spot ci tuffiamo in acqua. Ma lei è terrorizzata e all’avvistamento delle prime enormi mante, vuole tornare a bordo. Assecondo.

Io invece, che proprio non sono una sirena, resto catturata da quella visione e vorrei che l’escursione non finisse mai. Intorno a noi ci sono solo isolette e banchi di sabbia, sotto di noi migliaia di pesci Napoleone, Pappagallo Clown, Unicorni….

L’acqua è calda. Parola di una che il bagno nel Mediterraneo lo fa sì e no una volta all’anno e dietro minaccia dei famigliari! Quest’acqua è tutta un’altra cosa. La gita finisce presto, troppo presto, e a bordo ci consolano con spiedini di melone e papaya e biscotti alla cannella, tutto impeccabile nello stile dell’hotel (Four Seasons at Landaa Giraavaru).

«Marghe, perché avevi paura delle mante?»

«Perché sono troppo grandi». La risposta è concisa, chiara. D’altra parte anche a me batteva il cuore all’idea di trovarmi vis-à-vis con un pesce di tre metri. Però mi sono fatta coraggio, per dare il buon esempio. A me è servito, a lei servirà la prossima volta.

Tornate al resort, le nostre strade si dividono. Io vado a fare meditazione alla spa, Marghe va a esplorare l’isola in bicicletta da sola. Stavolta sono io ad aver paura, ma l’isola è sicura: nemmeno un chilometro quadrato, 102 camere e quasi 400 persone in servizio. Non dovrebbe succederle nulla, ma io ho paura a saperla in giro da sola. E la meditazione ne risente. Appena finisce la sessione su una palafitta sospesa sull’acqua con vista stupenda negli occhi, corro in camera: Marghe è già tornata, sta chattando tranquilla coi suoi amici. Ha visto e fotografato fiori e animali per la ricerca che deve fare come compito per le vacanze. Il posto è perfetto, anche perché il 29 giugno 2011 l’atollo di Baa a cui appartiente l’isola di Landaa Giraavaru è stato dichiarato dall’Unesco Riserva della Biosfera, una nomination che  allude a un ambiente praticamente perfetto, in equilibrio, intatto, sempre monitorato dai biologi marini del Marine Research Centre. Se per esempio nei dintorni transita una tartaruga ammalata, si prendono cura di lei, e quando guarisce la rimettono in acqua e ne seguono la rotta con un computer. Dell’ultima, Lucy, hanno perso le tracce meno di un mese fa, quando era ormai vicina alla costa della Somalia.

Qui è tutto naturale, anche il lusso è naturale, mai costruito, mai artificioso né ad effetti speciali. Semplicemente bello, senza forzature. E questo sì che aiuta a staccare la spina. Perché, come dice Armando Kraenzlin, direttore lungimirante dei due resort Four Seasons alle Maldive, «bisogna ricordarsi che la gente viene qui per ricaricarsi, riposarsi e divertirsi. Un resort nasce soprattutto a questo scopo, ed è inutile nasconderlo».

«Il turismo è cambiato molto negli ultimi dieci anni, dice Kraenzlin. Anzi, per me il resort è una finestra con vista privilegiata sul mondo e sui suoi cambiamenti. Oggi si viaggia sempre più con i bambini, gli occidentali sono in calo e aumentano a dismisura gli asiatici, anche se i russi pesano abbastanza nelle statistiche».

Personalmente ho visto parecchi coreani, tanti inglesi, un po’ di americani, qualche sudamericano, la famiglia numerosa di una very important person della Malesia, dicono. Molti sono giovani, alcuni teen ager e qualche trottola under four e già multilingue.

La cena libanese in terrazza con narghilè alla rosa finale è stata memorabile. Il rientro tra palme e fiaccole anche. La giornata è stata perfetta per uno che vuole, appunto, staccare la spina.

IL PUNTO DI VISTA DI MARGHERITA (LA FIGLIA)

Oggi abbiamo fatto un sacco di cose divertenti!!!

Sta mattina abbiamo fatto una colazione buonissima nello stesso posto dove abbiamo cenato ieri sera e io ho mangiato tanta tanta frutta! Poi Deborah (la pr del Four Seasons, ndr) ci ha portato a visitare le suite, che erano ancora più grandi della nostra camera (che non scherza coi suoi 400 mq). La Beach Villa per esempio era grande 1.000 metri quadrati, ma sul serio! Era come la nostra stanza in versione gigante. Verso l’ora di pranzo ci hanno telefonato perché era di passaggio un branco di mante; in fretta e furia ci siamo preparate per andare a vederle. L’appuntamento era dopo dieci minuti al Marine Centre, e da lì siamo andate in barca fino al punto in cui erano state avvistate. Con pinne e maschera siamo scesi dalla barca e siamo entrate in mare. Per primi abbiamo visto dei pesci-unicorno con il naso, erano così carini!!!! Dopo un po’ abbiamo trovato le mante che erano molto belle ma giganti, e io mi sono spaventata un sacco allora dopo averne viste un po’ ho deciso di risalire sulla barca; comunque è stato bello. Tornando indietro ero così stanca (sono ancora abituata all’ora di Milano, 4 ore in meno rispetto alle Maldive) che mi sono addormentata…nel pomeriggio ho fatto un po’ il bagno di fronte alla camera e poi sono tornata dentro. Dopo una doccia la mamma è andata a fare meditazione ma dato che io non avevo nessuna voglia di andare con lei, mi sono fatta un giro dell’hotel in bici.  Sono andata dappertutto e mi sono un po’ persa; a un certo punto mi sono ritrovata nell’area dello staff…e mi sono divertita un sacco! Quando la mamma è tornata siamo uscite di nuovo per andare a cena con Deborah. Siamo andate in un ristorante libanese-marocchino con un sacco di cose buone (falafel, hmmus, spiedini, tè alla menta). Quando abbiamo finito di mangiare, la mamma voleva restare ancora un po’ a chiacchierare con Deborah, io però avevo molto sonno quindi sono tornata, sempre con la bici e da sola, in camera e ho chattato con i miei amici, mentre ascoltavo la musica e guardavo il mare.


Di Sara Magro

21 giugno Four Seasons Resort at Landaa Giraavaru

Mi è capitato decine di volte di sentir parlare e leggere delle vacanze in famiglia come luoghi dove ciascuno trovava la sua allocazione, i bambini al kiderheim dalle 8 alle 20, i ragazzini nei club con la discoteca e i grandi alla spa a fare le vacanze dai pargoli, parcheggiandoli in luoghi che non torturano la coscienza.

Come mamma ho piena comprensione di chi ha bisogno di una vacanza in senso lato, quindi anche dai figli che si tiranneggiano la quotidianità con tanti altri impegni, ma non ho mai sentito questo bisogno, al contrario sento un gran desiderio di starci insieme finalmente. Men che meno ora che mia figlia ha undici anni. Finalmente un’occasione per fare un sacco di cose insieme, non divisi come a scuola e nella vita, i grandi con i grandi, i piccoli con i piccoli.

Parto con Margherita per  le Maldive. Ha l’età per apprezzare la destinazione, anzi è già un suo sogno e non so neppure chi glielo possa avere inculcato. Anzi lo so, i compagni che ci sono già stati, Maria, Karen, Filippo, Matteo, Alessandro, Alice…non si può immaginare quanti.

Però alcuni di loro erano troppo piccoli e non ricordano niente, solo il generico nome geografico: Maldive. A 11 anni invece hanno occhi critici, e la consapevolezza che quella spiaggia e quel mare non sono qualunque spiaggia e qualunque mare. Sono un posto speciale, dove non si torna sempre.

Mamma non ci credo che siamo alle Maldive, mi dice. E poi con ironia continua: «Cosa ho fatto di male per meritarmi questo brutto posto?». Non faccio in tempo a entrare in camera che lei si è già tuffata nella piscina fuori: 24 metri solo per noi. Sì, le Maldive sono un bellissimo posto, lo sanno tutti, ma se oltretutto sei in una camera tutta vetrate, con salotto dentro e fuori, spiaggia bianca di due chilometri, mare senza nessuno, non si può che tirare un fiato di sollievo dalle brutture diffuse. Una volta approdato, qualunque sia il motivo per cui ti trovi lì, è impossibile non godere del privilegio e di staccare la spina. Staccare la spina? Ma quante volte l’abbiamo sentita dire questa frase? Suona come uno slogan, una di quelle che diciamo automaticamente, senza pensarci. Poi farlo davvero è un’altra cosa. A meno che non ti trovi in un Four Seasons su un’isola deserta (a Landaa Giraavaru ci sono solo gli ospiti dell’hotel), con tua figlia, che forse la spina la deve ancora attaccare. Il suo cordone ombelicale con Madre Natura non è ancora reciso del tutto e non è ancora snaturato. Devo imparare da lei.

La sera non la trovo nella villa, eppure non è uscita. Dopo averla ripetutamente chiamata, sento la sua voce, ma non la vedo. Per forza, si è arrampicata al primo piano della veranda: «Mamma, sto benissimo, sono qui sull’amaca, c’è il venticello, il rumore del mare, ascolto Adele e chatto con i miei amici (sì, sì, chattare per loro è uno svago). Cos’altro potrei volere?». «È tardi, faccio io, adesso scendi da lassù e vai a dormire, abbiamo viaggiato tutto il giorno, abbiamo dormito sedute e scomode, e abbiamo pure il jelag». Ma tra me e me penso, e vabbeh, che stia lì anche se è mezzanotte, anzi è l’una qui. Tanto oggi pomeriggio, quando moriva di sonno, l’ho tenuta tra le braccia come quando era piccola. L’importante per me, in questi giorni, è fare tutto con lei. Anche cenare, madre e figlia, tra tre coppie di sposini, due cinesi e una spagnola è stato divertente. Mentre loro si baciavano, noi guardavamo il cuoco che faceva saltare su una piastra grande come un asse da stiro verdure, scampi, aragoste, e bistecche australiane. Una serata magnifica, con le solite raccomandazioni di non mettere i gomiti sul tavolo e la vendetta del cinese che mangiava a bocca aperta a dimostrare che poi il mondo va diversamente da come lo insegni. A vederlo, Margherita si fa subito più composta. La pratica funziona sempre meglio di qualunque manuale. Anche all’altro capo del mondo (…)

Four Seasons at Landaa Giraavaru
www.fourseasons.com/maldives