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La notte dei fuochi

In Sardegna il Carnevale comincia il 16 gennaio. A Mamoiada, Ottana, Orgosolo, sfilano maschere e carri e si accendono grandi falò

Testo e foto di Gianmario Marras

Grande festa in Sardegna per la notte dei fuochi di Sant’Antonio Abate, il frate eremita che secondo la leggenda riuscì a rubare, giù nell’inferno, il fuoco del diavolo per donarlo agli uomini. Le  fiamme si accendono all’imbrunire del 16 gennaio nel rispetto delle antiche tradizioni ma con alcune varianti sul tema: a Mamoiada, in Barbagia, l’accensione delle tuvas, grandi tronchi con le radici, illumina i rioni del paese per la prima uscita nell’anno dei Mamuthones, dando inizio ufficialmente al Carnevale. Il suono dei campanacci accompagna la degustazione di vino e dolci.

A Ottana, fra canti e balli, sfilano le maschere cornute di Merdules e Boes; ad Austis, protagoniste della serata sono le oscure maschere dei Colonganos; mentre a Orgosolo, nel pomeriggio del 16 gennaio, ardimentosi cavalieri galoppano in una spericolata gara. Doppia celebrazione a Desulo, sulle montagne del Gennargentu, con fuochi e grande cena per tutti a base di carne di maiale e fave. Dopo la notte del 16, si riaccende il falò la notte del 20 gennaio.

A Dorgali e Siniscola si si brucia solo rosmarino, a Orosei, vicino al mare della costa orientale, ci si raduna attorno a su pirone, una catasta di cisto, corbezzolo, lentisco e frasche alta 10 metri e più, che si comincia a preparare all’Epifania. A Torpé, lì vicino, enormi imbarcazioni fatte con fasci di arbusti sfilano per le vie prima di essere date alle fiamme.

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