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Il museo dell’accabadora

Testo e foto di Gianmario Marras

La storia sembra uscita da un libro. E in effetti lo è. A riportare alla luce o alla memoria la figura dell’Accabadora infatti ci ha pensato il romanzo e premio Campiello 2010 di Michela Murgia (Einaudi, 2009). Fino a non troppo tempo fa, in molti paesi della Sardegna, esisteva una figura che aveva l’ingrato compito di porre fine alle umane sofferenze, quando queste diventavano disumane. E se la storia narrata sembra incredibile, se ne possono trovare le testimonianze al Museo Galluras di Luras (via Nazionale 36/a, tel. 079647281, foto in alto), dove è conservato mazzolu (nella foto sopra), un martello ricavato da un ramo di olivastro, 40 cm per 20 equilibrati alla perfezione per sottrarre alla vita, con un colpo ben assestato, le vittime di mali incurabili. A maneggiare l’oggetto era una donna che interveniva, su richiesta dei familiari, quando le sofferenze del congiunto e lo stato della malattia non lasciavano speranze. Ogni paese aveva la sua acabbadòra, dal sardo acabbare e dallo spagnolo acabar, cioè finire, portare a termine. La pratica diffusa in tutta la Sardegna aveva origini antiche: secondo Timeo, storico del III secolo a.C. «era costume dei Sardoni far precipitare i parenti più stretti diventati vecchi e sofferenti dall’alto di una rupe». Gli ultimi casi documentati risalgono al 1929 e al 1952 e, come risulta dai verbali, in entrambi i casi, i parenti avevano dato il consenso.

Nelle campagne del paese, in località San Bartolomeo, si va invece per ammirare, la maestosità dell’albero più vecchio d’Europa (in alto a destra), un olivastro di 12 metri di circonferenza e 14 di altezza, con un’età stimata fra i 3.000 e i 4000 anni. E poi ci sono Liscia Ruja, Lu Tungu, Poltu Li Cogghj, Razza di Junco (foto in homepage), che non sono le parole di una preghiera in sardo, ma i nomi di quattro spiagge a un passo da Porto Cervo libere dal cemento: solo sabbia, granito e vegetazione profumata.

Dormire

Torre Ruja | Isola Rossa | tel. 079694155 | info@hoteltorreruja.com

La piscina sembra un tappeto volante, il mare si guarda, quasi si tocca, dalla finestra delle camere, il ristorante sul promontorio è ultrapanoramico. Doppia da 156 €

Mangiare

Il Tirabusciò | via Bixio, Calangianus | tel. 079661849 |

Si sceglie fra zuppe, gnocchi e tagliatelle, carni arrosto e dolci deliziosi. Circa 30 €.